RECENSIONE AL ROMANZO "LA NEMICA" DI BRUNELLA SCHISA, EDITO DA NERI POZZA


Nella Francia del XVIII secolo una truffa ai danni della regina e del cardinale Rohan, fu un evento che sconvolse l’intera nazione e rimase impresso nella storia della monarchia francese.
Una giovane donna ossessionata dall’idea di rivendicare la sua nobile nascita e a trovare un posto nell’alta società, contribuì alla decadenza dei sovrani nel periodo turbolento e incubatore degli ideali rivoluzionari.
Brunella Schisa, nel suo romanzo “La nemica” edito da Neri Pozza, ha arricchito di sfumature affascinanti i personaggi storici e ne ha costruiti altri di pura fantasia, inserendoli con grandi capacità narrative, in un’opera che è un’armonia letteraria. Lo scopo di un buon romanzo storico, non è soltanto narrare i fatti in sé, ma creare con pennellate di diversi colori e sfumature la complessa psicologia, le fragilità, le passioni dei personaggi come in un quadro che ne compone l’insieme.
Chi era, dunque, Jeanne de la

Motte? Scopriamolo attraverso le parole dell’autrice.

“A perderla è stato il suo orgoglio. Voleva essere riconosciuta come una Valois e risarcita della vita grama patita nell’infanzia. Il padre è morto in miseria quando lei aveva sei anni. Ha fatto la fame, ha mendicato e, grazie al suo spirito e alla sua bellezza, è riuscita a risalire gradino dopo gradino. Però mirava troppo in alto. Sposa un piccolo nobile di provincia, Nicolas de la Motte, e avrebbe potuto accontentarsi di una vita borghese, invece si mette in testa di ottenere i beni confiscati alla sua famiglia. Chiede a un amico avvocato di scrivere una petizione per ottenere la restituzione delle terre dei suoi avi

. Non ha una lira ma deve arrivare a Versailles per presentare la sua petizione. Ha bisogno di prendere una camera in albergo, di vestiti, gioielli, senza i quali non può entrare alla reggia. Si indebita ma non riesce a superare la cerchia della minuta borghesia della città. Deve inventarsi qualcosa.”

Ciò che ho trascritto è inserito in un dialogo che avviene tra Marcel de la Tache, giornalista alle prime armi e lo zio redattore di un giornale locale che inneggia la monarchia. È la passione che muove tutto, e sarà proprio lei a incuriosire il giovane Marcel, personaggio di fantasia, su quella donna indomabile.
L’opera si apre, infatti, con uno scenario suggestivo che subito fa comprendere di quale pasta fosse fatta la de la Motte.

Chi era quella tigre inferocita? Quale delitto orrendo aveva commesso per essere frustata e marchiata col fuoco? Il giovane lo ignorava. Per troppi mesi era stato lontano da Parigi, lo zio lo aveva spedito a Londra a fare pratica in un giornale diretto da un suo amico, ed era tornato a casa da meno di una settimana. Cercò tra la folla un volto noto da interrogare, ma non riconobbe nessuno. Accanto a lui, un uomo con le braghe linde, un giustacuore di raso e scarpini di velluto tremava di sdegno: “Coprite quella troia, ci sono degli innocenti!” berciò.
In effetti, la disgraziata aveva le vesti lacerate; i seni, le cosce e le spalle erano esposti alla curiosità morbosa degli spettatori. La frusta del boia le aveva squarciato i vestiti ma non lo spirito. Sembrava che la disperazione non riuscisse a degradarla. Adesso, in quattro cercavano di metterla in ginocchio ma lei, pur avendo le mani legate, con uno slancio repentino riuscì a liberarsi e scappare.

Quel qualcosa Jeanne riuscì a inventarlo e, come un tornado distruttore, trascinò con sé diversi sciagurati, incurante delle loro sorti pur di arrivare allo scopo che le consumava la mente e il cuore.
 Jeanne de la Motte ordì un piano con l’aiuto del Conte di Cagliostro. Entrò in contatto con il cardinale Rohan il quale, nonostante non fosse apprezzato da Maria Antonietta, aspirava con ardore alla carica di Primo Ministro di Francia. L’ingannevole Jeanne approfittò del sogno dell’uomo per fargli credere di essere amica della regina e, perciò, in grado di aiutarlo. Come lo fece? Orchestrando una falsa corrispondenza tra i due. In realtà, Jeanne voleva impadronirsi del denaro del cardinale con la scusa che sarebbe stato destinato alle opere di carità della regina. Con quei soldi l’astuta donna poté ritagliarsi il posto nella società tanto agognato. È qui che compare la famosa collana di diamanti, ma non racconterò oltre per non sciupare al lettore la scoperta di un libro così bello.
“La nemica” è una storia di rivalsa, di menzogne, di una donna losca che irretisce, come un’amantide, chi accetta di seguirla in buona fede, per poi staccargli la testa con un morso. Eppure, alla fine, proprio lei sarà vittima della sua ossessione.
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