Fantasmi storici

Amo la storia. La nostalgia per il passato e la voglia di scoprire come vivevano i nostri antenati mi ha sempre affascinato, portandomi a studiare e leggere testi riguardanti soprattutto l'epoca del Medioevo e del Rinascimento. Sono  molto curiosa e ciò mi spinge a voler soddisfare tale caratteristica documentandomi anche sulle leggende o sulle storie di fantasmi.
Lo scorso weekend ho soggiornato in Emilia Romagna, nella provincia di Rimini, per la precisione nella Valmarecchia, nel paesino medievale di Verucchio. Il luogo è ricco di interesse storico e archeologico.
Curiosando nella libreria di uno dei musei che ho visitato, ho trovato un libro che mi ha entusiasmata: "Fantasmi e luoghi stregati di Romagna", E. Baldini, Società Editrice "Il Ponte Vecchio".
L'ho acquistato non perchè io creda con ingenuità e faciloneria a storie di spettri e simili, ma perchè le leggende sono esse stesse "storia", vecchie di secoli e tramandate oralmente da chi ha vissuto in epoche passate. C'è da dire, però, che sovente ho sentito affermare con sicurezza che in ogni leggenda ci sia un minimo di verità!
Allora ho deciso di farvi conoscere quella di Verucchio riguardante "il carro dei Malatesta", famiglia nobile, padrona incontrastata di quelle terre.
Malatestino Dall'occhio, così soprannominato perchè guercio, fu crudele e ignobile tanto che Dante lo definì "tiranno fello" e "quel traditor che vede pur con l'uno" nella sua Divina Commedia. Sembra che dalla  morte, avvenuta nel 1317, le sue apparizioni non sarebbero mai cessate. Tra gli abitanti del paese permane la credenza che chi abbia la sfortuna di incontrare il carro sul quale egli si muove, rimanga segnato tutta la vita e finisca i suoi giorni a causa di una tragedia.
   "E' allora che, di notte, per la piccola Verucchio, appollaiata lassù in cima, passa il baroccio dei Malatesta (...).
Ed ecco: dalle ultime case della Fonte, un carro enorme, pesante,carico di ferramenta e arnesi da tortura, parte per attraversare il paese.
Lo si ode avanzare a poco a poco, traballante: le ruote di ferro sprizzano scintille dall'acciottolato, mentre i buoi lo trascinano soffiando nuvole di fiato umido nell'aria gelida.
"Va là Ro! Va là Bi!".
Accanto al carro si trascina barcollando Malatestino, il bovaro cieco da un occhio, dannato dagli uomini e da Dio a scontare in eterno la sua pena in questo modo.
E il baroccio avanza: è come un crescendo di metalli in rovina, di ossa crepitanti. S'odono pure gli schiocchi della frusta che batte sempre senza pietà sulle due povere bestie anch'esse dannate in eterno a non morir più.
Quando il carro passa, tutto il paese si fa il segno della Croce.
E come il baroccio è passato sotto ogni casa e sta per finire la corsa, pare che a tutti venga a mancare il fiato.
E' un attimo: il carro, arrivato oltre il convento delle Benedettine non s'arresta, continua: ecco, è sul limite del precipizio, già ai bovi viene a mancare la terra e tutto, baroccio e barocciaio, rotola con fracasso spaventoso giù per la china del monte.
Il supplizio è cessato, il brivido della morte è passato: resta solo il vento che riprende a urlare, tra lo sbatacchiare di qualche imposta.
Ma fra quegli urli, a ben ascoltare, s'ode ancora il lamento dell'infelice (...) travolto sotto il pesantissimo carico: sempre più debole, finché lo spazza il vento."
( M.C Citroni, op. cit., pp. 165-166)
Dal libro di E. Baldini, edito dalla Società Editrice "Il Ponte Vecchio."