RECENSIONE AL ROMANZO "IL VALORE DELLE PICCOLE COSE" DI MARCO VOZZOLO, LEONE EDITORE. A CURA DI MONICA MARATTA PER IL BLOG "LES FLEURS DU MAL".


L’umanità e la sensibilità che arricchiscono il libro di Marco Vozzolo sono  racchiuse già nel titolo: “Il valore delle piccole cose”. La trama coinvolgente si dipana in balzi temporali tra il presente e il passato, quest’ultimo rievocato dall’anziano Antonio attraverso i suoi ricordi della seconda guerra mondiale in Italia, ovvero, nello specifico a Castelforte, un piccolo paese della Ciociaria. Sono scene vive, toccanti, quelle nate dalla penna e dall’impeccabile documentazione storica del Vozzolo, il quale di quei luoghi è originario. Assaporiamone la triste poesia leggendone un estratto .

“Mammà… mammà, iammo, sosete. Dobbiamo scappare non c’è più tempo.” La voce vibrò non tanto per la concitazione quanto per l’esplosione che per poco non li coinvolgeva.
Si udirono subito dopo i tonfi sordi dei sassi, delle schegge, rami e pezzi di fango che cadevano tutt’intorno.
Un’altra cannonata fece saltare un bunker in cui i tedeschi avevano piazzato una mitragliatrice, facendo schizzare pericolosamente cemento e ferraglia.
Riarsa dell’acre fumo che saturava l’aria, la gola gli doleva e poteva sentire il cuore martellargli nelle tempie. Un fischio persistente gli penetrava nel cervello dalle orecchie.
Ma la sua piccola mano non aveva lasciato quella di sua madre e, recuperando tutta la forza di cui disponeva, prese a tirare forte.


 Lorenzo, invece, proiettato nel presente, in un solo giorno perde tutto ciò che d’importante si ha nella vita: la moglie che lo ha tradito, il padre che muore e, infine, il lavoro. Sarà proprio l’uragano abbattutosi su di lui e sulla frenetica vita condotta a Prestolle che lo riporterà nel lento, dolce scorrere del tempo nel paesino di Castelforte, dove  ritroverà il legame spirituale con  Maccio, suo padre, ormai scomparso. In quell’occasione intreccerà la sua esistenza a quella di Antonio, amico da sempre  del genitore.

Una coltre di mura poderose, l’altissima torre e il suo campanile, testimonianze dell’antica civiltà medievale, gli si stagliarono di fronte. La strada aveva iniziato a risalire la collina su cui era posato quel paese costruito interamente da pietre bianche locali.

La nostalgia pian piano lo sovrasta. Lorenzo ritrova la familiarità del luogo d’infanzia assopita negli angoli reconditi della mente, sacrificata alla frenesia e alle esigenze di una vita che non lo soddisfa, di una cittadina che odia e, soprattutto da una moglie egoista che non lo ama.

Sorvolò con lo sguardo la piana in cui scorreva pacatamente il fiume, incendiato dalla luce del sole già alto. Fazzoletti di terra frazionati da muri a secco erano tutt’intorno a lui. Incredibilmente arroccati tra le rocce vincevano alberi di fico, e fichi d’India. Poco più giù, aranceti dalle geometrie perfette costellati di alberi di limone, il giallo dei frutti che spiccava nel verde e marrone. E gli immancabili ulivi, quelli che aveva anche suo padre da qualche parte proprio lì.

Marco Vozzolo è un autore che promette grandi cose, perché leggendo il suo libro non si prova solo il piacere di scoprire un testo scorrevole, immediato, crudo ed emozionante, ma si carpisce un grande insegnamento: proprio quando tutto è perduto e sembra che la vita sia finita avviene la rinascita, e sarà un’esistenza più matura, saggia della precedente.
Tutto è possibile se si ha il coraggio di guardarsi dentro e volersi un bene egoista ma sano. Il passato ritorna prepotente per insegnare i veri valori.

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