RECENSIONE AL ROMANZO "AGEMINA" DI MONICA VALENTINI A CURA DI MONICA MARATTA PER IL BLOG "LES FLEURS DU MAL".

Il romanzo di ambientazione storica “Agemina”, dell’autrice Monica Valentini, è il primo libro della saga dei Roccagelata. L’autrice, che ha già dato alla luce alcuni romanzi storici puri, in “Agemina” sperimenta il piacere di lasciare briglia sciolta alla sua sapiente creatività, schierando personaggi di pura fantasia al fianco di altri noti nella storia medievale italiana. Morendo, il vecchio re lascia legittimamente il feudo, che si trova ai confini tra il Lazio e l’Abruzzo, al primo e unico figlio maschio di nome Jano. Egli, infatti, ha soltanto una sorella di nome Gelina, la quale, suo malgrado, si ritroverà ad amministrare Roccagelata in assenza del fratello costretto a partire al seguito di Carlo II d’Angiò, detto lo  Zoppo.
L’opera inizia in modo sublime, ci si lascia incantare dalla descrizione ambientale che scorre con un linguaggio quasi poetico. Il lettore, da subito, ha l’impressione di trovarsi davanti a  un lessico curato e ricercato,  tuttavia scorrevole e mai inadeguato al contesto. Sembra quasi di vederli quei contadini che lavorano i campi, pare di sentire il cinguettio degli uccelli, di essere lì con Jano, che è il personaggio che conosciamo da subito.

“La giornata si annunciava calda e afosa come le ultime appena trascorse, a dispetto della leggera brezza mattutina che muoveva lieve le foglie sugli alberi carichi dei frutti maturi. La vallata era smeraldina, punteggiata dai colori variopinti dei fiori che offrivano le loro delicate corolle ai raggi di Helio.
Poco più in là si allungava una distesa imbiondita dal grano che i contadini, da alcune ore intenti al lavoro, stavano raccogliendo in covoni dorati. Il dolce cinguettio degli uccelli echeggiava melodioso, delicato intercalare al belare delle pecore nei campi e ai grugniti dei maiali nei recinti.”

Padrona della tecnica narrativa, la Valentini fa molto di più che limitarsi a presentare il primo personaggio, perché  dà al lettore informazioni necessarie per introdurlo al contesto storico senza appesantirle o proporle sottoforma di noiose spiegazioni.

“Alle prime luci dell’alba, subito dopo il primo canto del gallo, Jano Roccagelata aveva sospirato, alzandosi indolente dalla sedia. Si era strofinato gli occhi e aveva guardato il palazzo che assieme ai suoi uomini aveva piantonato tutta la notte. Le torce accese alle pareti proiettavano ombre lunghe e ondeggianti, simili a mostruosi giganti mitologici, compagne di una nottata trascorsa all’insegna della paziente attesa dell’aurora.
“E’ finita anche stavolta.” Fu il commento di un milite quando gli passò accanto per effettuare l’ultimo giro di ronda.
Jano annuì impercettibilmente: alla fine lui e i suoi uomini sarebbero potuti andare a riposare e a mettere qualcosa nello stomaco, appena il cambio della guardia fosse giunto.
Volse i suoi occhi ialini verso l’orizzonte dorato, sbadigliò stiracchiandosi e per una frazione di secondo rivide la scena vissuta alla fine di marzo di quell’anno. Era giunto al seguito di Carlo II d’Angiò, detto lo Zoppo, e di suo figlio Carlo Martello, per premere sul conclave che, in via del tutto eccezionale, si teneva a Perugia. Per Carlo II l’elezione del nuovo papa era diventata di primaria importanza da quando lo spagnolo Giacomo II d’Aragona aveva rinunciato al possesso della Sicilia.

Proseguendo nella lettura ci si imbatte in Braccio Colonna, il quale getta fango sulla prestigiosa famiglia a causa del suo modo di comportarsi crudele e scellerato. L’uomo, infatti, viene introdotto nel romanzo durante un incontro con il cardinale Pietro Colonna di Sant’Eustachio di cui Braccio è il nipote. Nel dialogo tra i due conosciamo le malefatte del giovane Colonna, compiute al fianco del suo leale scudiero Ruggero Monteforte. Notevole è la caratterizzazione dei personaggi. Essa non è mai piatta, ma ricca di sfumature e viene usata in modo approfondito anche per i personaggi minori.

“Il cardinale aveva ragione nell’affermare che avevano esagerato nel comportarsi con eccessiva superficialità, ma lui e Braccio amavano divertirsi e non si curavano molto delle conseguenze dei loro avventati gesti.
Anzi, a dir la verità, non se ne curavano affatto. Assalire, derubare e uccidere commercianti non lo reputavano un atto così spregevole come era ritenuto. Così come non giudicavano una colpa uccidere bambini, contadini e servi o stuprare le ragazze più attraenti, ritenendolo, quest’ultimo, solo un dovere delle donne verso il loro signore.”

La vita condotta a Roccagelata che nel frattempo è amministrata da Gelina, viene curata con descrizioni che fanno comprendere l’accurata documentazione anche sugli usi e costumi del Medioevo. Si entra, infatti, nel vivo del romanzo, non solo attraverso gli eventi storici dell’epoca trattati dall’autrice, ma anche assaporando gli scorci dei riti quotidiani. Ed ecco che la Valentini descrive con minuzia la sala dei banchetti, il tintinnio di ferri e ferraglie varie, la preghiera di ringraziamento prima di cominciare il pasto, i cavalieri che usavano tagliare la carne alle dame, rendendo l’opera anche un prezioso documento per le curiose e affascinanti usanze dell’epoca.
La serenità della vita di corte, tuttavia, verrà sconvolta dall’arrivo di Braccio Colonna che, approfittando dell’assenza di Jano, impegnato con Carlo II d’Angiò a risolvere la faccenda dell’elezione del pontefice in favore del suddetto sovrano, ne approfitta per ammaliare la nobile Gelina così da convincerla a sposarlo. I diabolici e per nulla disinteressati piani del Colonna, falliranno perché nel frattempo nasce una tenera storia d’amore tra la fanciulla e il suo menestrello Orso.
La trama di “Agemina” risulta ben equilibrata tra gli eventi storici accaduti, come l’abdicazione di Celestino V ad opera di Bonifacio VIII, e la sfumatura rosa a volte preponderante. Ciò che all’apparenza, e in un primo momento può lasciare sorpresi è la magnanimità di Jano nell’arrendersi all’evidente amore tra Gelina e Orso, poiché si scoprirà un motivo molto forte per cui nel Medioevo non si sarebbe mai permessa una cosa del genere. Il tutto si risolve nel momento in cui il lettore comprende che la radice di un ragionevole rifiuto rimarrà un segreto e perciò non verrà diffuso pubblicamente. Non è nostra intenzione continuare a narrare la trama, togliendo al lettore il piacere di conoscere l’evolversi degli eventi di questo affascinante romanzo.
Di sicuro ci troviamo davanti a un libro in grado di emozionare, lasciare col fiato in sospeso, e raccogliere il favore sia del lettore storico, sia di quello amante del genere rosa.  

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